Un cuento chino

É martedí 21 luglio.

Circa 30 gradi a Parigi, é un’altro giorno d’estate nella capitale. L’aeroporto Charles de Gaulle é testimone di una delle mille chiamate via Skype che intasano il wi-fi pubblico: si tratta di quello che sará l’ultimo contatto di Juliana López, ventiduenne modella e calciatrice dilettante di Medellin, con la sua famiglia.

Juliana López, modella e calciatrice dilettante. Fonte: El Tiempo

Stava viaggiando verso la Cina, alcuni parenti erano convinti che fosse a Panamá, per un viaggio di affari. Il tipico spirito della gente di Antioquia, commercianti veri: comprare a prezzo stracciato e rivendere in Colombia accessori e abbigliamento cinese ricavando almeno il 500%.

Passa una settimana, ed il 28 di luglio scoppia una vera e propria bomba mediatica: la piccola e dolce Juliana é stata arrestata per possesso di sostanze psicoattive rinvenute all’interno di un pc portatile.

Di chi é il pc? Secondo Juliana, non le appartiene. Secondo la famiglia, nemmeno. Una compagna di spogliatoio – non fraintendete, non una modella: una calciatrice – dice che la pasta di coca non ha niente a che vedere con l’amica.

Un momento, chi ha parlato di pasta di coca? In nessun comunicato cinese si rende noto il tipo di sostanza.

Mistero.

Il rischio, nel frattempo, é l’ergastolo o la pena di morte. La famiglia di Juliana inizia una raccolta fondi, si mobilita mezzo Paese per salvare la modella; fosse stata bruttina, nessuno ne avrebbe parlato: siccome stava per partecipare a Miss Universo, é diventato un caso nazionale.

Una zia si chiede perché, se davvero il contenuto del pc in possesso della nipote é quello che é, non l’hanno fermata a Parigi. Come spiegarle che il portatile si trovava nel bagaglio registrato, che non viene ispezionato in nessuno scalo?

Scoppia un’altra bomba: sempre in Cina, a poche ore di distanza, era stato arrestato per narcotraffico il fidanzato, diventato ex quasi istantaneamente. Si saranno lasciati via Twitter, o piú probabilmente telepaticamente, perché nessuno lo sapeva.

Curioso che si trovassero insieme nel primo viaggio in Cina, servito per trovare contatti commerciali, secondo la versione della famiglia.

Una serie di circostanze poco chiare, racconti a cui manca sempre qualche dettaglio, e dettagli a cui manca sempre qualche racconto.

Nel linguaggio comune “un cuento chino“, un racconto cinese: una storia al limite dell’incredibile.

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