Quando scioperano i bus

E’ relativamente tardi, il cellulare fa le 6:15 e nessun autobus é riuscito ad infastidirmi prima che suonasse la sveglia.

Strano.

Mi alzo e mi metto ad osservare dalla finestra per capire che sta succedendo: calma piatta. Taxi, qualche camion ed un numero imprecisato di moto sfrecciano di tanto in tanto sotto casa, direzione centro.

Ancora piú strano.

Stai a vedere che c’é sciopero dei mezzi pubblici.

Occorre aprire una parentesi: l’economia della maggior parte delle famiglie di Santa Marta dipende dal fatto che i mezzi pubblici sono frequenti e poco costosi, essendo l’auto un bene di lusso e la moto un’opzione difficile da sfruttare al cento per cento.

Un paio di dati: sono frequenti i giorni in cui non é possibile utilizzare alcun tipo di ciclomotore -come per esempio quando gioca la nazionale-, gli uomini non possono prendere un mototaxi per decreto comunale e la tariffa di un taxi a paritá di percorso é tra le 4 e le 8 volte piú cara di quella di un bus. Stiamo parlando di $5.000 COP, $6.000 COP fino a $12.000 COP contro $1.400 COP. Restano quindi mezzi pubblici o bicicletta, quest’ultima comunque sconsigliabile nelle ore piú calde ed in quelle di maggior traffico.

Poco male, oggi mi toccherá andare in taxi, anche se ormai mi ero abituato ai tipici personaggi dell’autobus, come:

  • il conducente che fa le gare con altri conducenti, cambia percorso senza avvisare, decide l’itinerario dipendendo dal traffico e scatena un tornado di clacson da parte di chi sfortunatamente si trova a dividere la strada con questo signore;
  • il cobrador (quello che fa pagare, per intenderci) che fa il simpatico e si burla dei passanti che non salgono sul mezzo in cui sta lavorando. Carlos Bacca, prima di vincere due Europa League di fila, faceva questo lavoro;
  • il venditore ambulante che inizia molto bene il discorso (“non voglio infastidire né disturbare”)… e finisce per rovinare tutto insistendo eccessivamente, mettendo nelle mani di tutti i passeggeri qualsiasi prodotto confezionato singolarmente, commestibile o no, e distribuendo 3 confezioni cada uno (“uno en 200 pesos, por mayor economía 500 los tres”);
  • il profugo che chiede aiuto accompagnato da 7-8 bimbetti e dicendo che é “arrivato 3 giorni fa dal Venezuela e non so dove passare la notte”. Probabilmente la passerá sempre alla stessa fermata, per poter ricomparire dopo un paio di giorni, sempre con 7-8 ragazzotti e sempre ripetendo la stessa storia;
  • la signora che prova ad instaurare un discorso qualsiasi con il primo che le capita (“Ma guardi quel bambino, ha giá i capelli bianchi!” “Prima di arrivare in ufficio ce li avró pure io se il bus continua con questa velocitá”).

Per oggi mi mancheranno, domani vedremo.

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