La morte di Artemio Cruz

Consapevolmente o meno, ognuno segue schemi e rituali prima, durante o dopo un qualsiasi viaggio, indipendentemente dal fatto che si tratti di una mezz’ora di bus o di 18 ore di volo: non c’è via di scampo.

Questione di abitudini, esigenze o semplici coincidenze, si tratta di azioni che si ripetono sempre nella stessa maniera per decine di volte nell’arco di una vita, ed alle quali molto spesso non si fa nemmeno caso.

In questo momento per esempio sto tornando a Baranoa da Santa Marta, e per non smentirmi la signora seduta alla mia destra fa il segno della croce.

Per quanto mi riguarda, me ne viene in mente soltanto uno: portare con me “La muerte de Artemio Cruz”.

Si tratta di un romanzo di Carlos Fuentes, che fu uno dei massimi esponenti della letteratura messicana. Attraverso la vita e la morte di un grande -e fittizio- imprenditore di inizio ‘900, si ricostruisce la storia della rivoluzione messicana.
Lo comprai in una libreria di Monterrey nel dicembre del 2012, e mi accompagnò in varie avventure tra Bilbao, Parigi, Firenze, Quito e Santa Marta.

In realtà non c’è scaramanzia in tutto ciò, semplicemente non l’ho mai terminato; al contrario, ogni volta lo ricomincio da capo.

È questo il destino del ‘mio’ Artemio Cruz: esser costretto a morire continuamente,  sempre e solo nel titolo.

Almeno fino al prossimo viaggio.

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