Elezioni

La foschia che sale dal fiume Magdalena confonde i contorni dei palazzi di Barranquilla che, illuminati dal sole declinante, svettano sui capannoni del porto fluviale, mentre la macchia verde e ondeggiante della bananera incornicia la riva sinistra.

Tra le due sponde, il ponte Pumarejo, un ponte grigio e stanco di circa duemila metri di lunghezza che verrá presto sostituito da uno nuovo, con due carreggiate di tre corsie ciascuna piú pista ciclabile. Prima e dopo il ponte, una sola corsia per senso di marcia.

Lá al fondo, apparentemente calmo e tranquillo, quello stesso mar Caribe che a pochi kilometri di distanza, sulla strada per Ciénaga, si sta portando via la spiaggia e sconfina di tanto in tanto lasciando tracce di sale sull’asfalto.

L’acqua del Magdalena non é trasparente: probabilmente non lo é mai stata. Nasce fangosa, fangosa attraversa il paese e sempre piú fangosa si perde nel mare. Sembra lo faccia apposta, a mantenere quel colore marron chiaro e compatto: cosí non dovrá riflettere le grandi pubblicitá elettorali che sovraffollano – e spesso rovinano- il paesaggio.

Le elezioni, subito dopo il mercato pubblico tra le 5 e le 10 di mattina, sono il principale momento di scambio economico e negoziazione nella zona costiera del paese. Si compra, si vende, si decide il prezzo di un voto. Le code fuori dall’ufficio anagrafe sono kilometriche: oggi é l’ultimo giorno per farsi inscrivere ai seggi di Santa Marta e poter votare per il nuovo sindaco.

I candidati di turno fanno a gara per farsi fotografare nei quartieri piú poveri, comprano la limonata dal vecchietto che da 50 anni si ferma sempre nello stesso punto, in un angolo del Parque de los Novios. Mezz’ora piú tardi, lo faranno sloggiare a forza per non essere in possesso dei permessi per l’occupazione del suolo pubblico.

Ma che importa? La foto per la stampa é giá stata scattata.

Non é un evento pacifico: é una guerra tra poveri, poveri che si scannano a colpi di slogan, e se alzano il gomito a colpi di machete. La guerra civile tra conservatori e liberali ben descritta da Cien años de soledad non é poi cosí retró.

Per queste ragioni, per esempio, durante le elezioni non si possono vendere alcolici e non si puó utilizzare la moto*.

Nessuna violenza é peró piú forte di quella visiva: l’eccesivo uso di cartelloni giganteschi con facce sorridenti per cosí dire gluteiformi (bipartisan) invade gli spazi e toglie l’ossigeno, e l’overdose di buonismo e banalitá dei motti di questo o quel candidato fa alzare la glicemia nel sangue a prima vista.

“I buoni sono di piú”

“Un’altra cittá é possibile”

“Il cambiamento siamo tutti, insieme”

“L’unione fa la forza”

“Sulla pasta col tonno non si mette il formaggio” sarebbe piú appropriato, visto che qualche bruto continua a violare una delle poche leggi del diritto romano che ancora non é universalmente nota.

Non andró a votare, ma se dovessi decidere di farlo, lo farei como Giorgio Gaber:

e guardo ancora la matita
così perfetta è temperata…

io quasi quasi me la porto via.
Democrazia!

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *