E di nuovo cambio casa

… di nuovo cambiano le cose, cantava Ivano Fossati.

La prima volta che visitai la parte piú profonda – in quanto piú lontana dal mare – del dipartimento Atlántico, era febbraio del 2014. Nelle campagne, infatti, il Carnevale si festeggia forse piú, e certamente meglio, che in cittá: i numeri decisamente piú limitati permettono una migliore gestione della logistica e la bassa presenza di criminalitá comune fa sí che il clima sia molto piú disteso e rilassato.

Circa un anno e mezzo dopo, in una calda mattinata di fine settembre, mi ritrovai a Baranoa per iniziare una nuova avventura come professore d’inglese in un istituto magistrale pubblico. Definire il clima come caldo, tuttavia, non é sufficiente: é un eufemismo che non rende l’idea a riguardo delle temperature che oscillano tutto l’anno e tutti i santi giorni tra i 25 (le ore piú fresche della notte) ed i 38 gradi, con un’umiditá media giornaliera che supera l’85%.

Nonostante questo, grazie ad alcuni accorgimenti come anticipare le lezioni alle 7 del mattino, si puó sopravvivere anche qui. E’ il tipico paesino di campagna, con circa 50.000 abitanti e piú di un quinto in etá compresa tra i 10 e i 18 anni, in cui bene o male tutti si conoscono e una faccia nuova non passa inosservata.

Un venerdí sera, dopo la prima settimana di lezione, mi siedo con un collega nella piazza principale a bere una birra ed iniziano a passare alunni ogni 5 minuti, presentandomi mamme, papá, zii, cugini e  tempestando di domande.

“Teacher, ma lei conosce Gigi Buffon?”

“E quando iniziamo con le lezioni di italiano?”

“Ma la torre Eiffel é vicino a quella di Pisa?”

Tanto distanti non saranno: per gli anziani del paese si trovano entrambe in quel luogo indefinito, distante e senza tempo che é il por allá, il laggiú, quel laggiú che inizia a Barranquilla, si estende a tutti i punti cardinali e finisce chissá dove.

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