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Due anni dopo

Alla fine di dicembre del 2013 nasceva il qui presente Un treno in retromarcia.

Nasceva per caso come collezione di fatti, opinioni ed esperienze.

Nasceva senza confini ben definiti, permettendo cosí di spaziare tra differenti ambiti e contesti: per fare qualche esempio, il qualunquismo arrembante nell’era del web 3.0,  la crisi diplomatica che ha portato alla chiusura della frontiera colombo-venezuelana, la gente incontrata per strada.

 

Siamo tutti tassisti

29 dicembre 2009: Siamo tutti tassisti

 

Ma qui non é Medio Oriente

6 settembre 2015: Ma qui non é Medio Oriente

 

Due anni dopo, posso solamente ringraziare chi ha avuto la pazienza di leggere, commentare, informarsi o disinformarsi attraverso queste pagine.

Un grazie anche a chi ha contribuito al progetto Passaporto di un clandestino regolare: ieri é stato superato il budget richiesto dall’editore, per cui nei prossimi mesi verranno stampate le prime 1000 copie e sará reso disponibile in formato digitale.

Chissá che la stessa sorte possa toccare alla sezione Gente a caso, che meriterebbe la opportunitá di camminare con le proprie gambe, ormai senza l’aiuto del girello rappresentato dal blog.

Ma questa é un’altra storia.

Tralasciando banalitá gramelliniane e buonismo natalizio, vi auguro semplicemente buone feste ed un Felice Anno Nuovo.

La neve ed il sale

Quando suona la prima sveglia é ancora buio.

L’aria frizzante del mattino che entra timidamente dalla finestra aperta lascia sperare in una giornata fresca. Ma é solamente  un’illusione: é il 21 dicembre, suona la terza ed ultima sveglia, quella delle 5:15, e ben presto il termometro tornerá a segnare 30 gradi.

Caffé, uova con pomodoro e cipolla e due ore di viaggio tra Santa Marta e Barranquilla, un lunedí come tanti altri.

La Troncal del Caribe é l’unica via di comunicazione terrestre diretta tra la frontiera venezuelana di Paraguachón (La Guajira) ed il punto piú prossimo alla frontiera panameña, la cittadina di Turbo (Antioquia). Percorrendo la maggior parte della costa atlantica del paese, costeggia per una cinquantina di kilometri il mare da un lato, e le paludi della Ciénaga Grande de Santa Marta dall’altro.

Ad un tratto, una frenata brusca mi sveglia, guardo fuori.

A pochi passi dal Mercedes Sprinter, il sole si riflette sullo strato bianco di 10-15 centimetri che copre l’erba ed i bassi arbusti a bordo strada.

Per un millimetro di secondo -come direbbe il Presidente Maduro- non mi chiedo di che si tratti: per un attimo, anche se solamente per un istante, mi convinco che sia neve.

Sorrido. Nella terra del realismo magico tutto é possibile.

Ripenso alla vecchia Fiat Uno e a quella foto in cui é mezza ammantata di bianco, tanto da confondersi con il paesaggio circostante.

Mentre le saline di Pueblo Viejo si allontanano, provo a riprendere sonno.

É un altro lunedí come tanti, il 21 dicembre, “mancavano 4 giorni a Natale” (cit.)

Como niños

A veces, siendo necesario explicar algún concepto a otra persona, uno se pone a pensar en los tiempos, en la forma, en los contenidos.

Claro, obviamente uno podría improvisar; sin embargo, preparar un discurso es muy a menudo indispensable, precisamente para que formas y contenidos se adapten a los tiempos a disposición.

Al momento de elegir el contenido, entonces, uno vuelve a descubrirse totalmente o parcialmente ignorante sobre del tema que supuestamente iba a presentar a su propio público. Así empieza la investigación, que lleva junto la curiosidad.

Y acá llega a la superficie la verdad, es decir, que no somos nada más que niños frente al conocimiento: nos podemos mover perfectamente entre las estrechas barreras representadas por las paredes de la casa, pero como ya nos sacan a pasear al patio, descubrimos que tan poquito sabemos del mundo.

Nos entretenemos toda la vida con la historia y la geografía, con lugares, momentos y personas, leyendo libros de física como si fueran cuentos y estudiando mapas ni que fuera un juego.

Y cuando por fin conocemos perfectamente el patio, ése se vuelve calle, la calle pueblo, el pueblo ciudad… todavía lo que sabemos es nada: nos salva una inmensa, insaciable curiosidad.

La morte di Artemio Cruz

Consapevolmente o meno, ognuno segue schemi e rituali prima, durante o dopo un qualsiasi viaggio, indipendentemente dal fatto che si tratti di una mezz’ora di bus o di 18 ore di volo: non c’è via di scampo.

Questione di abitudini, esigenze o semplici coincidenze, si tratta di azioni che si ripetono sempre nella stessa maniera per decine di volte nell’arco di una vita, ed alle quali molto spesso non si fa nemmeno caso.

In questo momento per esempio sto tornando a Baranoa da Santa Marta, e per non smentirmi la signora seduta alla mia destra fa il segno della croce.

Per quanto mi riguarda, me ne viene in mente soltanto uno: portare con me “La muerte de Artemio Cruz”.

Si tratta di un romanzo di Carlos Fuentes, che fu uno dei massimi esponenti della letteratura messicana. Attraverso la vita e la morte di un grande -e fittizio- imprenditore di inizio ‘900, si ricostruisce la storia della rivoluzione messicana.
Lo comprai in una libreria di Monterrey nel dicembre del 2012, e mi accompagnò in varie avventure tra Bilbao, Parigi, Firenze, Quito e Santa Marta.

In realtà non c’è scaramanzia in tutto ciò, semplicemente non l’ho mai terminato; al contrario, ogni volta lo ricomincio da capo.

È questo il destino del ‘mio’ Artemio Cruz: esser costretto a morire continuamente,  sempre e solo nel titolo.

Almeno fino al prossimo viaggio.

La livella

Quando scende il sole e l’inno nazionale segna la fine della giornata lavorativa, il traffico aumenta e le vie principali si riempiono.

La cena non è un rituale sociale, così come non lo sono gli altri pasti: alimentarsi è semplicemente considerata un’esigenza, per cui lo si fa soli o in compagnia, molto spesso in strada aspettando il bus, per guadagnare tempo.

All’angolo tra la carrera 5 e la calle 16, in pieno centro storico e proprio davanti alla cattedrale, si vende una zuppa di trippa con patate e yuca che oltre ad essere ottima riempie decisamente lo stomaco per soli 3000 pesos.

Davanti alla sopa e mondongo non esistono
estratos o classi sociali: l’impresario ed il signore col cappello che passa a vendere il caffè in ufficio si ritrovano alla stessa ora e con la stessa fame, facendo la fila con il banchiere ed il cartonaro del mercato.

Il signore col cappello mi vede e mi saluta: sono il suo miglior cliente. Non per questo mi cederà il suo posto nella fila.

Ricambio con un sorriso: questa volta ha vinto lui. Ma domani è un altro giorno.

-Hasta mañana Marcos!-

-Hasta mañana-, rispondo, sempre sorridendo.

Ma domani chiudo l’ufficio 10 minuti prima e ti passo davanti.