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Piove sempre sul bagnato

Nel pomeriggio di oggi, il Presidente Juan Manuel Santos ha chiesto al governo dell’Ecuador di avviare un dialogo costruttivo per arginare i problemi insorti nel dipartimento di Nariño, nel sud del Paese.

Come se non bastasse la crisi venezuelana, infatti, la svalutazione del peso colombiano rispetto al dollaro USA -che l’Ecuador ha adottato come moneta ufficiale alcuni anni fa- ha generato conseguenze economiche inattese nelle zone di confine, tanto da portare il Presidente Rafael Correa ad invitare i cittadini ecuadoriani a non comprare elettrodomestici e beni di consumo in Colombia prima (1 settembre), e ad imporre pesanti dazi poi (10 settembre).

Impossibile adottare altri sistemi, non potendo svalutare autonomamente la moneta dello zio Sam.

“In questo momento”, sottolinea Santos,”si sta presentando un problema simile a quello con il Venezuela. In quel caso, a causa del tasso di cambio, i prodotti sono piú economici che in Colombia. In Ecuador é esattamente l’opposto”. Il Presidente ha poi incaricato la cancelliera María Ángela Holguín di riunirsi nella giornata di domani con il Governo ecuadoriano per valutare una possibile soluzione al problema.

Il viaggio in ogni caso era giá stato programmato: in agenda, l’incontro a Quito con la cancelliera venezuelana Delcy Rodríguez per fissare un colloquio tra Santos e Maduro.

Un colloquio con il forte retrogusto di match di boxe.

Tutto il mondo è paese – Cambi che non cosano

Possono cambiare i contesti, le culture, le persone, i colori e le lingue, ma alcuni scontri epocali si ripetono ovunque senza soluzione di continuità. Riporto alcuni esempi che, per una ragione o per un’altra, mi risultano sempre piuttosto evidenti:

A) Città VS Campagna: gli sfottò sono sempre all’ordine del giorno, e l’individuo di campagna generalmente passa per zotico ed arretrato. Non importa che venga da Vigone o da Atuntaqui, per il torinese o per il quiteño sarà sempre un buon uomo con la zappa.

B)  Capitale VS Provincia: a Monterrey capita piuttosto spesso di sentir parlare di Città del Messico come l’origine di qualsiasi spreco. Insomma, a sentire loro, il Nuevo Leon lavora, Mexico DF divora: un film già visto.

C) Governo VS Classe media: domanda difficile. Gli appartenenti a quali degli estratos saranno i più tartassati dalla imposte? Non serve una gaussiana per capirlo, ed anche in Colombia i piccoli imprenditori pagano per tutti.

D) Costa VS Monte: le differenze tra Barranquilla e Bogotà sono piuttosto evidenti, e per ogni “avete solo la nebbia” c’è sempre un “siete degli scansafatiche”.

Insomma, tutto il mondo è paese, e per ogni paese c’è sempre un campanile.
O un minareto.

O per lo meno una torre dell’orologio.

Insomma, fate voi.

Burocrazia ad alta quota

Dopo aver girato tutto il giorno gli uffici di mezza Quito per chiedere un favore minuscolo che nessuno è stato disposto a farmi -e forse è colpa mia, che quando servirebbe lascio sempre il portafoglio a casa-, ho capito che la burocrazia ad alta quota è uno sport troppo estremo anche per me, assiduo frequentatore di sale d’attesa dell’ASL, uffici della motorizzazione ed altre manifestazioni della crudeltà umana sotto forma di biglietti numerati e sedili scomodi.

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Anche dall’altra parte del mondo, però, i tipi umani sono sempre gli stessi: c’è l’uomo d’affari con l’auricolare bluetooth che non riceve mai mezza chiamata; quello che si altera pesantemente due numeri prima del proprio turno; il finto distratto che prova a rubare il posto a quello che tra l’altro si era appena incazzato; la famiglia al completo col pranzo al sacco; l’amico del tizio che chiama i turni, che si infila allo sportello proprio mentre l’alterato sta caricando di miserie il finto distratto.

Ma il premio Man of the day è sicuramente  da attribuire al carabiniere sardo che sta in guardiola all’ambasciata italiana: gli chiedo da dove venga e dopo avermi risposto si giustifica:《Però sono stato di servizio a Revello per 15 anni》.

Così vicini, così lontani

Passato il confine a Rumichaca, con 5 ore e 4.8 dollari di viaggio arrivo a Quito, dove mi fermerò fino a mercoledì.

Ancora una volta, cambia tutto.

Cambiano le strade, la precisione di calles e carreras numerate lascia il posto al caro, vecchio e scomodo sistema di corsi e viali che si possono chiamare per nome.

Cambiano le regole, non potrò bere tranquillamente una birra per strada.

Cambia moneta, ed il dollaro gringo si sostituisce al peso.

Cambia il modo di parlare, come già a Cali e a Pasto, e scopro l’ennesimo volto di questa lingua che è una, nessuna e centomila.

Non cambiano però la gente, l’allegria, la voglia di migliorare e migliorarsi,  l’orgoglio di appartenere a due Paesi con grandissime ricchezze e potenzialità.

A conti fatti, non si tratta poi di due realtà e due culture così differenti, e se si fosse trattato di due regioni dello stesso Stato avrei evitato una nuova collezione di timbri sul passaporto.

(In realtà il passaporto lo preferisco timbrato, fa più bella figura).

E pensare che quando leggevo El siglo que despierta di Carlos Fuentes, non credevo che un’unione latinoamericana fosse realmente realizzabile.