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La neve ed il sale

Quando suona la prima sveglia é ancora buio.

L’aria frizzante del mattino che entra timidamente dalla finestra aperta lascia sperare in una giornata fresca. Ma é solamente  un’illusione: é il 21 dicembre, suona la terza ed ultima sveglia, quella delle 5:15, e ben presto il termometro tornerá a segnare 30 gradi.

Caffé, uova con pomodoro e cipolla e due ore di viaggio tra Santa Marta e Barranquilla, un lunedí come tanti altri.

La Troncal del Caribe é l’unica via di comunicazione terrestre diretta tra la frontiera venezuelana di Paraguachón (La Guajira) ed il punto piú prossimo alla frontiera panameña, la cittadina di Turbo (Antioquia). Percorrendo la maggior parte della costa atlantica del paese, costeggia per una cinquantina di kilometri il mare da un lato, e le paludi della Ciénaga Grande de Santa Marta dall’altro.

Ad un tratto, una frenata brusca mi sveglia, guardo fuori.

A pochi passi dal Mercedes Sprinter, il sole si riflette sullo strato bianco di 10-15 centimetri che copre l’erba ed i bassi arbusti a bordo strada.

Per un millimetro di secondo -come direbbe il Presidente Maduro- non mi chiedo di che si tratti: per un attimo, anche se solamente per un istante, mi convinco che sia neve.

Sorrido. Nella terra del realismo magico tutto é possibile.

Ripenso alla vecchia Fiat Uno e a quella foto in cui é mezza ammantata di bianco, tanto da confondersi con il paesaggio circostante.

Mentre le saline di Pueblo Viejo si allontanano, provo a riprendere sonno.

É un altro lunedí come tanti, il 21 dicembre, “mancavano 4 giorni a Natale” (cit.)

La casa del diavolo

Ciénaga è un paesino di 60mila anime del dipartimento di Magdalena.

Se distrattamente si viaggia da Barranquilla verso Santa Marta o in senso inverso, quasi non lo si nota: la strada principale lo percorre senza prestargli molta attenzione, ed i dossi servono più ai venditori ambulanti di pesce fresco per presentare quello che hanno da offrire che a rallentare il traffico.

E pensare che qui è successo un po’ di tutto: una delle battaglie più famose della guerra d’indipendenza dalla Spagna ed il massacro dei lavoratori delle piantagioni di banane del 1928, per citare un paio di eventi degni di nota.

Secondo alcuni, è il vero centro del realismo magico: ogni casa ha la sua storia, ogni storia è quasi leggenda.

Passo davanti alla loggia massonica del paese senza quasi degnarla di un’occhiata: un altro edificio richiama la mia attenzione. Si tratta di una villa di un unico piano, con pareti bianche e colonne in stile ionico a decorarne la facciata.

Tutto normale, a parte il filo spinato e la porta d’ingresso, completamente murata con mattoni rossi.

David, un amico di qui che mi sta ospitando a casa sua, commenta:

-Quella, invece, è la casa del diavolo-.

Secondo la storia, un uomo aveva fatto un patto con il diavolo per poter diventare vergognosamente ricco.

Quando però il diavolo era tornato per chiedere conto del capitale iniziale e degli interessi, l’uomo s’era rifiutato di pagare ed era improvvisamente caduto in disgrazia.

Di conseguenza, non avendo più di che vivere, l’uomo aveva provato a vender casa. Era morto di lì a poco senza riuscirvi, ed i parenti più prossimi avevano semplicemente deciso di murare la porta ed impedire l’accesso a chiunque.

 

Ed il diavolo, che fine avrà fatto?

-Immagino che si sia trasferito a Barranquilla, qui fa troppo caldo per tutti-.