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Il Paese delle mode

Indubbiamente, ogni angolo del mondo si caratterizza per usi, costumi, rituali che lo rendono un caso a parte rispetto al resto del globo: spesso si tratta di ereditá ancestrali, o di tradizioni popolari talmente antiche da rappresentare un arduo rompicapo per chi volesse studiarne l’origine.

I fattori che intervengono possono essere molteplici: gli anni passano per tutti, a volte le stesse tradizioni sono legate a culture strettamente orali, o molto piú semplicemente sono state modificate e svuotate del loro significato originale da strutture sociali e/o religiose non sempre capaci o desiderose di mantenerne lo spirito primordiale.

Questo per lo meno nella vecchia Europa.

In regioni relativamente giovani e per questo fino a 600 anni fa vergini di una civilizzazione che tanto civile ed educata non fu mai, il discorso cambia: in assenza di identitá propria, o piú precisamente in presenza di molte identitá eterogenee ed incapaci di fondersi in una sola corrente socioculturale fondata su principi comuni condivisibili dalla maggior parte della popolazione, in un contesto quindi frammentato, giovane e dinamico, regna sovrana la moda passeggera.

Che cos’é, la moda?

Qui mi aiuta -come spesso accade- la Treccani:

b. Fenomeno sociale che consiste nell’affermarsi, in un determinato momento storico e in una data area geografica e culturale, di modelli estetici e comportamentali (nel gusto, nello stile, nelle forme espressive), e nel loro diffondersi via via che ad essi si conformano gruppi, più o meno vasti, per i quali tali modelli costituiscono, al tempo stesso, elemento di coesione interna e di riconoscibilità rispetto ad altri gruppi […]

In contesti come quelli descritti in precedenza, quindi, questo affermarsi di modelli estetici, sociali e culturali é molto meno longevo che in altri, piú antichi, o semplicemente dotati di un’inerzia maggiore.

Bene.

Benvenuti in Colombia.

Circa una settimana fa, il 5 di novembre, una sentenza della Corte Costituzionale ha dato il via libera alle adozioni da parte di coppie omosessuali “non influenzando in sé il bene supremo dei minori d’etá, non compromettendo in maniera negativa la loro salute fisica o mentale, o il loro sviluppo integrale”; “sará dovere dello Stato verificare […] l’idoneitá della famiglia adottante”.

L’argomento in sé o la mia – o la vostra- opinione rispetto ad esso non é importante; giá ne ho ascoltate e lette fin troppe. Questo é semplicemente l’esempio perfetto per raccontare come funziona un fenomento mediatico da queste parti, specie se di tal portata.

Fase 1: Lo scontro fra titani

In questo caso, é molto evidente che due opinion leaders si staranno dividendo il territorio: la lobby evangelica, uno dei poteri politici piú forti in alcune regioni del Paese, e quella LGBT.

Comunicati, contocomunicati, sfilate, campagne pubblicitarie, interviste e cosí via.

Ai tempi della guerra civile tra conservatori e liberari, ci sarebbero giá stati caduti e dispersi -o almeno sequestrati.

Fase 2: L’interesse del cittadino comune, del disinformato, dell’analfabeta funzionale

Si riempiono tutti i possibili social networks di opinioni piú o meno illustri, in questo caso di D&G e altri, rispetto al tema. Qualcuno con molto tempo da perdere e poca voglia di informarsi inizia battaglie tra poveri a colpi di click; altri iniziano a riportare l’esperienza di “mio cugino che é stato abbandonato dal papá ed é stato cresciuto dalla mamma e dalla nonna, ha avuto praticamente due mamme” o gli slogan tipo “meglio due papá che nessun papá”.

Fase 3: La rivolta di chi ne ha abbastanza

A questo punto, in media 4-5 giorni dopo lo scoppio della bomba mediatica, qualcuno giá si innervosisce ed inizia a gettare acqua sul fuoco, a dire: fate come vi pare, ma lasciatemi in pace almeno quei 5 minuti al giorno in cui uso Facebook per mettere “mi piace” alle foto con gattini coccolosi.

I toni si calmano, si placano gli animi.

Fase 4: Il silenzio

Oggi, una settimana dopo la sentenza, il nulla. Anche perché domani gioca la Nazionale, impegnata nel girone d’eliminazione per il Mondiale in Russia 2018, e complice la possibilitá di viaggiare senza bisogno di richiedere visti, a nessuno piú interessa se il vicino ha lasciato la moglie per sposarsi con un amico d’infanzia, nel frattempo rivelatosi trans, ed I due vogliono adottare un figlio siriano.

Prima di tutto, perché la questione siriana é piú vecchia di una settimana fa, e quindi é giá stata rimossa dagli argomenti di conversazione. In seconda battua, perché alla fine della fiera la vicina é tutto sommato giovane e carina, e se domani vinciamo la invito a uscire.

E cucina pure bene.

Nota: la vicina, cosí come il marito e l’amico trans son personaggi inventati e qualsiasi riferimento a persone o fatti realmente esistenti é puramente casuale.

E’ meglio specificarlo casomai lei non dovesse accettare l’invito.