Legalizziamo il buon senso

Anche in Colorado sono state legalizzate coltivazione, libera vendita e consumo in luoghi pubblici di marihuana per uso ricreativo.
A partire dal 1 gennaio 2014, infatti, i 348 punti vendita autorizzati (in Uruguay, invece, si tratta di farmacie) hanno potuto vendere fino a 1 oncia (28 grammi) di cannabis ai maggiori di 21 anni.
E’ inoltre possibile coltivare fino a 6 piante a persona per un massimo di 12 a famiglia.

Il prezzo al dettaglio, tasse incluse, si aggira tra i 35$ e i 70$ per 1/8 di oncia, ovvero 3,5 grammi.

E qui inizia -o a seconda dei punti di vista, continua- il problema.

Nonostante in tutto il mondo le stime dei comitati favorevoli  a soluzioni di questo tipo insinuino una diminuzione nei consumi in seguito alla legalizzazione, la realtà è molto più complessa, per due semplici ragioni:

– le stime sul periodo pre-legalizzazione sono per forza di cose approssimative

– sui forecast della domanda riguardanti il periodo “legale” non si tiene più conto del consumo di marihuana illegale, come se da un giorno all’altro si iniziasse a consumare esclusivamente erba di Stato o di produzione propria.
 
Il libero mercato però è spietato.

Così, per ogni 1/8 di oncia venduta legalmente in Colorado da 35$ in su, è possibile trovare l’alternativa low cost a sud del confine: da 60 a 200 pesos (rispettivamente circa 4 e 12 euro) per la stessa quantità e pari qualità.

Al contrario dell’Uruguay quindi, dove proprio per questa ragione sono stati indicati prezzi di circa 1$ al grammo, evidentemente in Colorado non interessa combattere il narcotraffico, ma semplicemente far cassa.

Giusto per avere un’idea, 1000 tonnellate di marihuana vengono intercettate ogni anno appena al di sopra del confine messicano e nel novembre del 2013, proprio a ridosso della legalizzazione in Colorado, in Arizona è stato battuto il record per unico carico: 10 tonnellate (qui), contro le sole 7 tonnellate di gennaio.

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Già, proprio quell’Arizona che, a due passi dal Colorado, rappresenta insieme al New Mexico la via più breve per un mercato vasto e senza rischi.

E quindi, che male ci sarà? Di marihuana non si muore, dicono.
Ma solamente se si guarda il confine dalla parte sbagliata.

Perchè guardandolo da sud, e contando le vittime dell’ultima guerra dei narcos (secondo le stime circa 83.000 tra il 2007 ed il 2012), forse ci si dovrebbe ricredere.

Questo però non sembra interessare al tipico customer gringo: d’altra parte, dev’essere rimasto a secco di consumo critico mentre andava a far colazione al fast food col nuovo pickup 4800 V6.

Siamo tutti tassisti

Nel periodo natalizio, una delle più tipiche strategie di marketing consiste nel puntare su quel che rimane dello spirito infantile nell’adulto.
In questo modo la nostalgia della fanciullezza, i riti tradizionali, la nostalgia dei  bei vecchi tempi diventano il pretesto per rifilare saponette aromatizzate al cacao guatemalteco anche a chi non si lava da 11 mesi.

La realtà, però, anche in questo caso stride con il senso comune:  nessun bambino, c’è un piccolo tassista in ognuno di noi.

 

Ma non un tassista qualunque, IL tassista per eccellenza, quello descritto da George Burns in un celebre aforisma:

“E’ davvero un peccato che tutte le persone che sanno come governare il Paese siano occupate a guidare un taxi”.

Burns è stato un precursore: ha descritto perfettamente tanto l’imbecille 2.0 (descritto ieri, per chi se lo fosse perso), quanto il cosiddetto leone da tastiera, e tanti, tanti altri fantastici animali che popolano questo zoo variopinto che è il web.
Tutto questo, senza averli mai potuti osservare direttamente, essendo morto nel 1996.

Oggi più che mai siamo tutti allenatori, ministri dell’economia, esperti di cronaca politica.
Ed ecco che i discorsi di fine anno del Presidente della Repubblica, ed evidentemente anche i Presidenti, come per miracolo si moltiplicano.

Insomma, siamo tutti tassisti.
Qualcuno addirittura senza saper guidare.

Imbecilli 2.0 e sperimentazione animale

L’imbecille è colui che basa le proprie opinioni sul nulla.
Dal latino “sine bacillo“, cioè senza bastone, senza appoggio.
Colui che parla a vanvera, insomma.

L’imbecillità è una malattia che si trasmette principalmente attraverso il web 2.0 ed è pericolosamente contagiosa:  il caso di Caterina Simonsen è un ottimo esempio.

Caterina, 25 anni, padovana, studente di Veterinaria a Bologna, ha ringraziato tramite la sua pagina Facebook chi si occupa di ricerca, compresa la sperimentazione animale, senza la quale non avrebbe potuto continuare a vivere: difficile non crederle, dal momento che è affetta da 4 malattie rare, più una serie di patologie più comuni che vanno dal tumore all’asma.

Ed è proprio a questo punto che si è manifestata in tutta la sua potenza l’imbecillità 2.0, attraverso minacce ed insulti che vanno dall’offensivo all’avvilente.

Chi augura la morte ad un essere umano perchè la sua vita dipende anche dalla sperimentazione delle cure sugli animali, implicitamente equipara i due soggetti, l’uomo e l’animale: secondo questo stesso criterio, dunque, il fast food all’angolo dovrebbe essere considerato un campo di concentramento.

Il nocciolo però non è la sperimentazione animale, tutt’altro.
Chi crede che i mali del nostro tempo siano la fame nel mondo ed il surriscaldamento globale, sbaglia grossolanamente: il nemico pubblico numero uno è la libertà di espressione incondizionata, che permette all’imbecillità di prosperare libera e felice nei verdi pascoli del web.

Possiamo beffare la selezione naturale in mille modi diversi, puntare ad un innalzamento delle aspettative di vita, curare gravi malattie e salvare decine di migliaia vite, con o senza l’utilizzo della sperimentazione animale.

A nulla sarà valso, se non avremo trovato una cura per l’imbecillità.

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Dal pugno al pugnale – Breve ascesa e lungo declino di Loris Stecca

Loris Stecca, classe 1960.

Campione del Mondo dei pesi supergallo WBA nel 1984, investito sulle strisce pedonali nel 1989 e mai risarcito, minacciò di gettarsi da un cornicione nel 2008.

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Sfidò pubblicamente Fabrizio Corona nel 2009, ufficialmente infastidito per le sue dichiarazioni anti-italiane e per il suo comportamento. Molto più realisticamente, per cercare di riottenere quella notorietà che gli era costata sacrificio e che gli era stata sottratta dalla sorte avversa.

Quella stessa notorietà che riottiene, a quasi 30 anni di distanza dal titolo mondiale, sulle pagine di cronaca: per una questione di diritti d’immagine non riconosciuti, accoltella la socia con la quale gestisce una palestra a Rimini.

Ascesa e declino di un altro campione bravo e sfortunato, messo KO per quasi un quarto di secolo dalla vita e anche un po’ da se stesso.

Provateci voi, a voltar pagina con un paio di guantoni nelle mani.

Paese che vai, kebab che trovi

Rientra la protesta degli immigrati, per lo più di origine tunisina, del Centro di Identificazione ed Espulsione di Bari.
Dopo vibranti proteste, scontri con le forze dell’ordine ed allagamento di alcuni locali, è stata trovata una soluzione: sostituire il cibo inizialmente previsto con quello proveniente da una un kebab della zona.

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La notizia sembra sconcertante.

In realtà vien da ringraziare: pensate che costo, se i clandestini fossero stati giapponesi.

 

Lost in Translation

E’ stato chiuso ieri il procedimento per teppismo a carico degli attivisti di Greenpeace in seguito all’attacco del 19 settembre alla piattaforma petrolifera Gazprom: amnistia per celebrare i 20 anni della Costituzione Russa post-URSS, e tutti a casa.

Tutti tranne uno, l’italiano Cristian D’Alessandro: la procedura per informarlo della risoluzione è infatti slittata ad oggi a causa dell’assenza dell’interprete.

Chissà che fine avrà fatto.

Mi piace immaginarlo seduto a tavola nella sua villetta di Usmate, in Brianza, mentre gusta sornione l’arrosto della suocera cucinato anche grazie al gas russo.

Perchè il 25 dicembre in Russia è giorno lavorativo, ma l’interprete, giustamente, se ne frega.

Betlemme sold out

Ogni Natale, Capodanno, compleanno e prima tappa del Giro d’Italia mi ritrovo a fare il punto della situazione.
Mi guardo attorno, tiro giù due righe di commento o qualche riflessione. Nulla più.

E’ un’abitudine come tante, ma a differenza di altre -come ad esempio guardare con aria circospetta i passanti quando mi infilo i guanti di pelle stile Hitman- ha un obiettivo ben preciso: evitare di commettere in futuro gli errori dell’anno precedente.

Poi non sempre ci si riesce, eh.
Però ci si prova.

E’ evidentemente un’abitudine che non condivido con l’Amministrazione Pubblica di Betlemme: tutti i 25 Dicembre, la stessa storia.
Editto imperiale, censimento, turismo, pellegrinaggi, concerto degli U2 che sia, il risultato non cambia. Fiumana di gente, alberghi e hotel pieni zeppi.
Pure i bed&breakfast.
Insomma, sold out ovunque.

Più di 2000 anni di strutture ricettive che, a conti fatti, fan cagare.
Poi ci si stupisce se la gente è costretta a nascere nelle stalle.

O chissà, potrebbe trattarsi dell’ennesimo messaggio di speranza: la Salerno-Reggio Calabria, in confronto, non è poi il peggio del peggio.
Ma se ne riparlerà nel 4013.

(E comunque Buon Natale)

Controcorrente per errore. A volte per sbaglio