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SI FA PRESTO A DIRE PACE – Atto 2

Un’opportunitá persa: non senza stupore, il plebiscito per ratificare gli accordi de La Habana tra lo Stato colombiano e la FARC si conclude con la vittoria del NO con un 50,23% dei voti (6.424.385) contro il 49,76 % (6.363.989).

Il 2 ottobre del 2016, mentre la costa Caribe é flagellata dall’uragano Matthew, emerge peró un dato interessante. I 34. 899.945 colombiani aventi diritto al voto dimostrano il trionfo del “forse”: un accordo di 300 pagine non condiviso dalla piú parte dei votanti per aspetti economici e politici, lascia perplessa la maggioranza totale dei cittadini che, sinceramente, non sa che pensare.

A pochi giorni di distanza, quasi in controtendenza, l’annuncio del Nobel per la Pace a Juan Manuel Santos.

Un’opportunitá persa, dunque, o forse no.

L’ex presidente Alvaro Uribe e la sua apertura a rinegoziare l’accordo, e parallelamente l’annuncio -a Caracas, il 10 ottobre- dell’inizio di un processo di pace similare a quello con la FARC, questa volta con l’ELN (Ejercito de Liberación Nacional), fa pensare all’inizio di una nuova era.

La differenza tra sí e no, risicata, bilanciata da un astensionismo-monstre fa pensare a tutto, meno che all’inizio di una nuova guerra civile della quale, questo é certo, nessuno ha piú voglia di sentir parlare.

Agosto, Boyacá

Villa de Leyva é una cittadina coloniale situata circa tre ore a nord di Bogotá. Fondata per dare una nuova patria ai soldati che avevano combattuto le guerre della conquista, fu abbandonata circa 300 anni fa a causa di una piaga che distrusse le coltivazioni di grano, principale prodotto della regione.

Grazie a quest’evento disastroso, il tempo non ha lasciato il segno sulla graziosa cittadina, oggi importante polo turistico del Paese.

 

Agosto, Boyacá

 

Camminavi senza fretta

sulla piazza d’armi

di Villa de Leyva:

ti perdesti

tra la gente

il vestito nero

a fiori

mosso dal vento.

Ti perdesti

tra i miei pensieri

tra i sogni di ieri

ed i “se” di domani.

 

Villa de Leyva, Boyacá. Plaza mayor

Narcos visto da qui

Narcos.

Inutile nasconderlo, la prima stagione della produzione Netflix che ricostruisce in maniera piú o meno fedele gli eventi legati alla vita di Pablo Escobar é diventato un vero e proprio fenomeno, complice lo sdoganamento -finalmente, viene da aggiungere- in Italia della celebre piattaforma nordamericana di streaming on demand.

Spinto quindi dalla curiositá e dall’interesse per il genere, oltre che quello piuttosto evidente per il contesto sociale e culturale del paese in cui vivo, ho deciso di darci un’occhiata.

 

Narcos Netflix Escobar Pablo italia italiano
Narcos – A Netflix original series

 

INIZIAMO BENE

La struttura della serie é interessante ed equilibrata: da un lato, si seguono le vicende dell’agente della DEA Steve Murphy, mentre dall’altro ci si concentra sulla famiglia Escobar e sull’attivitá criminale del Cartel de Medellín.

Notevole la scelta di mettere al centro di Narcos il contesto storico, spiegando in maniera sommaria, peró utilizzando spesso e volentieri filmati e documenti originali, alcuni degli eventi chiave della storia colombiana degli ultimi 30 anni.

L’omicidio Galán, la strage del volo Bogotá-Cali, l’M-19 e l’assedio al Palacio de Justicia; non si tratta, come sfortunatamente accade spesso, di elementi di contorno. Al contrario, l’attenzione si sposta sulle difficili decisioni prese dal presidente Gaviria, le reazioni dell’opinione pubblica, le tensioni interne.

 

NE FERISCE PIÚ LA LINGUA CHE LA SPADA

Non si tratta della solita sbobba del gringo che salva la patria altrui senza che nessuno glie lo abbia chiesto, per intenderci: lo si capisce giá dalle scelte linguistiche. I dialoghi tra nordamericani avvengono ovviamente in inglese USA, mentre quelli tra colombiani sono in spagnolo colombiano con le relative differenze regionali.

Spiccano in questo senso André Mattos, brasiliano, nei panni del narcotrafficante Jorge Ochoa e capace di imitare molto bene l’accento paisa, e quello simil-bogotano di Javier Peña, personaggio interpretato dal cileno Pedro Pascal -Oberyn Martell in Game of Thrones, proprio lui.

Pessima invece da questo punto di vista la prova di Wagner Moura, brasiliano, nei panni di Pablo Escobar: la forte inflessione portoghese della parlata é decisamente fastidiosa e fa passare in secondo piano una recitazione che di per sé sarebbe eccellente. Ottimo lo sforzo, considerando che al momento del casting l’attore non parlava spagnolo e l’ha dovuto imparare in appena 5 mesi; tuttavia, la colpa non é del pubblico e sarebbe bastato contrattare un colombiano.

Tra i colombiani, per l’appunto, una menzione per Manolo Cardona, che dopo il successo del Cartel de los Sapos cambia nettamente ruolo, da narcotrafficante a paladino della giustizia nei panni del Viceministro Sandoval. E’ tra l’altro uno dei migliori, insieme all’onnipresente Pascal, al momento di passare da una lingua all’altra.

 

HERRARE HUMANUM EST

Tirando le somme, la prima stagione di Narcos non é esente da difetti di vario genere, senza considerare che non é facile vendere un prodotto di questo tipo, almeno qui e ora, e meno con un cast variopinto in cui figurano molti stranieri.

Immaginatevi, per assurdo, una soap-opera del 1967 incentrata sul Duce, in cui il registra e l’attore principale sono francesi: la tentazione di lasciar perdere a metá del primo episodio sarebbe molto forte.

Avere successo nonostante questo, significa senza dubbio aver fatto un ottimo lavoro complessivo.

Non c’é pace in Venezuela

Non c’é pace in Venezuela.

Durante la giornata di ieri, il Tribunale Supremo di Giustizia ha infatti accettato il ricorso contro otto deputati dell’opposizione, minacciando di fatto la maggioranza assoluta di due terzi dei seggi ottenuta in seguito alle elezioni dello scorso 6 dicembre. Pochi minuti fa, la notizia della sospensione del nono.

Tutti i ricorsi presentati prevedono “misure cautelari di sospensione d’effetto”, ragion per cui, il prossimo 5 gennaio, i nove non potranno prendere parte all’insediamento della nuova Asamblea Nacional.

Non bisogna dimenticare che la maggioranza assoluta di due terzi dell’Asamblea avrebbe il potere di rimuovere funzionari, cercare una maniera di destituire il Presidente, approvare riforme economiche e un’amnistia per i prigionieri politici.

Non stupisce, quindi, che nei giorni scorsi l’attuale parlamento a guida chavista abbia convocato una serie di sessioni straordinarie in cui sono stati nominati -guardacaso- 13 nuovi magistrati del Tribunale Supremo di Giustizia. Uno di essi per esempio, Cristhian Tyrone Zerpa, facendo parte della stessa Asamblea si é di fatto autonominato.

Poco dopo la denuncia dell’opposizione agli organismi internazionali, tuttavia, il Tribunale si era affrettato ad assicurare che non era stato ricevuto alcun ricorso, e che queste “informazioni malsane influiscono negativamente” sul clima di pace del paese.

Rimane un mistero come abbia potuto un organismo statale le cui attivitá sono sospese per ferie fino all’11 gennaio rilasciare dichiarazioni ufficiali e pronunciare sentenze. Quando si dice la magia del Natale.

Oltre al danno, la beffa. Uno scherzo poco divertente in un paese minato da un’inflazione stimata del 200% e dalla mancanza di prodotti di prima necessitá.

 

Venezuela, elezioni, Maduro, Chavez, Asamblea Nacional, opposizione
Non c’é pace in Venezuela

Due anni dopo

Alla fine di dicembre del 2013 nasceva il qui presente Un treno in retromarcia.

Nasceva per caso come collezione di fatti, opinioni ed esperienze.

Nasceva senza confini ben definiti, permettendo cosí di spaziare tra differenti ambiti e contesti: per fare qualche esempio, il qualunquismo arrembante nell’era del web 3.0,  la crisi diplomatica che ha portato alla chiusura della frontiera colombo-venezuelana, la gente incontrata per strada.

 

Siamo tutti tassisti

29 dicembre 2009: Siamo tutti tassisti

 

Ma qui non é Medio Oriente

6 settembre 2015: Ma qui non é Medio Oriente

 

Due anni dopo, posso solamente ringraziare chi ha avuto la pazienza di leggere, commentare, informarsi o disinformarsi attraverso queste pagine.

Un grazie anche a chi ha contribuito al progetto Passaporto di un clandestino regolare: ieri é stato superato il budget richiesto dall’editore, per cui nei prossimi mesi verranno stampate le prime 1000 copie e sará reso disponibile in formato digitale.

Chissá che la stessa sorte possa toccare alla sezione Gente a caso, che meriterebbe la opportunitá di camminare con le proprie gambe, ormai senza l’aiuto del girello rappresentato dal blog.

Ma questa é un’altra storia.

Tralasciando banalitá gramelliniane e buonismo natalizio, vi auguro semplicemente buone feste ed un Felice Anno Nuovo.

La neve ed il sale

Quando suona la prima sveglia é ancora buio.

L’aria frizzante del mattino che entra timidamente dalla finestra aperta lascia sperare in una giornata fresca. Ma é solamente  un’illusione: é il 21 dicembre, suona la terza ed ultima sveglia, quella delle 5:15, e ben presto il termometro tornerá a segnare 30 gradi.

Caffé, uova con pomodoro e cipolla e due ore di viaggio tra Santa Marta e Barranquilla, un lunedí come tanti altri.

La Troncal del Caribe é l’unica via di comunicazione terrestre diretta tra la frontiera venezuelana di Paraguachón (La Guajira) ed il punto piú prossimo alla frontiera panameña, la cittadina di Turbo (Antioquia). Percorrendo la maggior parte della costa atlantica del paese, costeggia per una cinquantina di kilometri il mare da un lato, e le paludi della Ciénaga Grande de Santa Marta dall’altro.

Ad un tratto, una frenata brusca mi sveglia, guardo fuori.

A pochi passi dal Mercedes Sprinter, il sole si riflette sullo strato bianco di 10-15 centimetri che copre l’erba ed i bassi arbusti a bordo strada.

Per un millimetro di secondo -come direbbe il Presidente Maduro- non mi chiedo di che si tratti: per un attimo, anche se solamente per un istante, mi convinco che sia neve.

Sorrido. Nella terra del realismo magico tutto é possibile.

Ripenso alla vecchia Fiat Uno e a quella foto in cui é mezza ammantata di bianco, tanto da confondersi con il paesaggio circostante.

Mentre le saline di Pueblo Viejo si allontanano, provo a riprendere sonno.

É un altro lunedí come tanti, il 21 dicembre, “mancavano 4 giorni a Natale” (cit.)